Paolo Lomasto “The Wall” neroverde

  • 15 febbraio 2020
  • Danilo Cappiello

Riunite in consiglio in una camera dalle vetrate immense con vista sul "Città degli Ulivi", menti eccelse discutono con pareri discordanti, su quale sia il ruolo più giusto da assegnare ad un certo Paolo Lomasto. 

Da un lato infatti, c'è chi vorrebbe inserire la propria fronte all'interno di quelle meraviglie da preservare come patrimonio mondiale dell'Unesco.

Dall'altra invece, c'è chi lo vedrebbe vestire benissimo i panni di ministro della difesa.

A pochi metri da quella sala riunioni, precisamente su un campo da calcio, disinteressato all'esito di quella riunione, il centrale difensivo del Bitonto prosegue nella propria missione quotidiana: perfezionare se stesso, perfezionandosi assieme a tutta la squadra. 

Quel concetto di perfezione tattica, che si manifesta negli occhi meravigliati dei tifosi ad ogni intervento del numero cinque neroverde. 

La coda di capelli raccolta in un ciuffo, la barba curata, lo sguardo glaciale e le urla disumane, fanno del centrale campano infatti, lo sceriffo della contea di Bitonto, al quale è affidato il compito di far rispettare una sola legge: di li non si passa.

E non si passa per davvero. Annichilisce ogni attaccante vagabondi dalle sue parti, gioca d’anticipi, chiude in scivolata, ci mette il fisico, divora mentalmente il suo avversario, all’occorrenza imposta da dietro, ed ogni pallone alto è cantata dal suo personale radar e diventa calamita per la sua testa. 

Quella testa, punto di forza pazzesco, da cui questo anno è arrivato anche il suo unico goal messo a segno finora, nella gara contro la Fidelis Andria. 

Un autentico leader difensivo dunque, che ha saputo costruire un reparto bunker assieme ai suoi compagni di reparto, il capitano Gianni Montrone, Danilo Colella, Ciro Amelio, Gigi Gianfreda ed Alex Gargiulo.

Lomasto, ormai idolo di una tifoseria intera, fra cui c’è chi lo acclama a gran voce sugli spalti, chi lo utilizza come copertina dei vari smartphone, mentre i più religiosi lo tengono in un taschino a mò di santino, protettore della difesa. 

E’ tutto questo Paolo Lomasto, un ragazzo per bene. Un professionista serio e dalle poche, pochissime parole, che non poco ontano da della sala riunioni, disinteressato a qualsiasi esito, continua assieme ai suoi compagni l’opera di perfezionamento di un sogno, che può riscrivere la storia calcistica di una città intera.


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